Partecipare in carne ed ossa ad una conferenza o ad un live-event è come prendere la macchina del tempo per tornare nel passato. Sprofondati in una poltroncina cominciamo ad ascoltare l’oratore che ci propone slide in powerpoint infarcite di dati, grafici e colori, il più delle volte impossibili da interpretare nel poco tempo a disposizione.
Durante l’ascolto una strana sensazione di deja-vu ci pervade: non c’è nessuna interazione, nessun coinvolgimento, nessun dialogo, nessuna possibilità di domandare, replicare o correggere. Ci siamo già trovati altre volte in questa situazione: è il modello televisivo al quale siamo stati educati per anni come spettatori passivi.

Prendiamo ora la nostra macchina del tempo e andiamo nel futuro: non sarebbe interessante, addirittura grandioso, se l’oratore scendendo dal podio iniziasse una conversazione bidirezionale con il proprio pubblico?
Fare domande, suggerire nuove idee e punti di vista durante la discussione sono il genere di cose che a molti di noi piacerebbbe fare. E quindi lecito chiederci cosa impedisce di cambiare all’interno degli eventi questo approccio di tipo televisivo/passivo? Come possiamo trasformare queste conferenze a senso unico in riunioni coinvolgenti e che giustifichino la partecipazione di tante persone al di là degli aspetti squisitamenti mondani?
Nei video che seguono ecco alcuni punti di vista che da una angolazione diversa forniscono degli interessanti spunti. Sotto ogni video è riportata la traduzione integrale in italiano.
- La Struttura Aperta Delle Conferenze – Gerd Leonhard
Gerd Leonhard è un futurologo dei media, autore, scrittore, un imprenditore del settore media e Internet, un consulente strategico e un presentatore e relatore di conferenze. Se vuoi conoscere meglio quello che fa, puoi visitare il blog di Gerd Media Futurist o visitare il suo canale di You Tube.
Videointervista a cura di Robin Good – Durata 2′47”
Gerd Leonhard: Partecipo a molte conferenze dove devo parlare ed è divertente che sia tu a porre le domande. Penso che a molte conferenze dove vado, finisco per imparare più io da loro che loro da me. Perlomeno io sento questo. Dai partecipanti o da altri relatori, e questi sono attualmente abbastanza fortunati ad essere pagati per andare a conferenze e oltretutto imparare qualcosa, cosa piuttosto inusuale.
Robin Good: Ma tu vai a conferenze molto speciali. Esistono molti più eventi rispetto a quelli dove vai tu, ci sono presentazioni e dimostrazioni di vario tipo, più accademiche, metodiche. Sono sicuro che qualche volta sei capitato in qualcuna di queste conferenze durante le quali arrivi a sbadigliare parecchie volte durante la giornata.
Vuoi sapere quanto tempo passerà prima del prossimo break, non puoi aspettare di parlare alle persone invece di stare seduto.
Come consideri le conferenze che sono condotte in quel modo? Stanno diventando più o meno noiose? Ci stiamo rendendo conto che forse c’è qualcosa che non funziona bene? Cosa ne pensi?
GL: Penso che molte di queste stiano diventando più noiose, perchè il livello… di nuovo, questo avviene a causa del Web. Il Web permette già a tutti noi di parlare e discutere. E’ quello che facciamo tutto il giorno, parliamo sui blog, su Twitter, su Facebook, su Skype…
Abbiamo già un un livello piuttosto alto di discussioni, giusto? Così quando andiamo ad una conferenza ci aspettiamo che vada oltre queste cose, molto meglio di quello, perfino.
La migliore dove sono andato di recente è stata Mobile Monday ad Amsterdam dove ho parlato, ma c’erano così tante persone valide nel pubblico che è stata un’ottima occasione per creare una rete di relazioni e parlare con tutti. E tu potevi imparare molto. Oppure PICNIC, l’anno scorso ad Amsterdam, un ambiente che si basa molto sullo scambio paritario.
Io penso che stiamo per considerare questo approccio dall’alto verso il basso, concluso. La conferenza deve assomigliare di più a quando noi parliamo l’uno con l’altro. Dunque, questo tipo di struttura aperta sta per essere adottata nelle conferenze. E la struttura di tipo non-conferenza, l’idea di inviare messaggi su Twitter nello stesso momento… Tutte queste cose stanno per essere adottate e sta iniziando a scomparire la distanza tra il relatore e il pubblico per trasformarsi molto più in un tentativo di collaborazione.
Quando hai un leader di primo piano… se io ad esempio ascolto Yochai Benkler o qualcuno del genere, posso starlo a sentire per cinque ore, ma quando invece mi trovo davanti quel genere di persone che mi fanno dire “Ma Cosa c’è di nuovo?“, non mi è per niente utile e interessante. E si trovano un sacco di queste persone nelle conferenze!
Quel modo di pubblicizzare le cose e le persone che parlano agli altri dei loro prodotti e che fanno un sacco di soldi… Queste cose stanno per sparire.
- Le Conferenze Partecipative Online – George Siemens
Per saperne di più su George Siemens ed avere accesso ad informazioni più approfondite e risorse sull’e-learning visita www.elearnspace.org. Esplora anche il sito di George Siemens sul connettivismo per trovare risorse sulla natura mutevole dell’apprendimento e leggi il suo nuovo libro “Knowing Knowledge“.
Videointervista a cura di Robin Good – Durata: 4′38”
Robin Good: Conferenze ed eventi. Non posso più sopportare di andare a conferenze ed eventi e sentirmi travolto dal desiderio di abbandonare la mia sedia. Sono sfinito da questa situazione. Loro che parlano e io che sto lì ad ascoltare, da questa separazione con quelle persone alle quali apparentemente è stato assegnato il ruolo di esperti, padroni della conoscenza e noi, che ascoltiamo. Sembra proprio come la TV.
Capita anche a te di provare queste cose? Siccome stiamo parlando nell’epoca del 2.0, del movimento dal basso verso l’alto, della collaborazione, della condivisione, della necessità di impegnarsi, fare domande, sta per crearsi qualche osmosi? Cosa vedi nel futuro delle conferenze?
George Siemens: ho provato per anni lo stesso tipo di sensazione. Non so come metterla… da un lato mi sembra che sia qualcosa che ormai ci stiamo lasciando alle spalle: quella visione secondo la quale tu sei l’esperto ed io devo stare ad ascoltare ai tuoi piedi.
Se c’è qualcosa che almeno io sono arrivato a pensare di Internet nella sua totalità, è che il modello non è sempre valido. Altre volte invece lo è. Qualche volta mi piace ascoltare di persona una buona conferenza, non sono sicuro che la tua esperienza sia simile, ma se ho l’opportunità di ascoltare qualcuno che ha riflettuto a lungo su una materia e quindi la conosce in modo approfondito, a me piace ascoltare una parte di una conferenza.
Dopo però non sono soddisfatto solo dall’ascoltare. Io posso ascoltare una conferenza per 45 minuti o per un’ora. Poi però voglio fare domande, voglio esprimere la mia opinione, voglio chiedere i pareri delle persone sedute accanto a me. Questo è la parte frustrante della conferenza.
C’è una bella affermazione che spesso cito di Roy Pea dove dice che certi eventi, o certi strumenti, sono portatori di vecchi modelli di ragionamento. Ciò significa: noi costruiamo dentro il nostro sistema, le nostre opinioni ed anche quando la società attorno a noi ha cominciato a cambiare, noi manteniamo questi punti di vista e li utilizziamo per costruire nuovi sistemi.
Torniamo indietro al XX secolo, dove ci sarebbe stato l’esperto, l’Einstein che arrivava e ti insegnava fisica. Quel modello nacque nelle classi già prima del ‘900. Quando nacquero le università, le aule in alcuni casi già utilizzavano questo approccio.
Noi abbiamo mantenuto questo modello e adesso che abbiamo la disponibilità di questi meravigliosi strumenti di partecipazione, manteniamo ancora quell’atteggiamento mentale. Abbiamo mantenuto quel modo di pensare e continuiamo ad usarlo nelle nostre conferenze.
Con il management della nostra università abbiamo realizzato numerose conferenze online di successo, e abbiamo avuto da 7800 fino ad un massimo di 25.000 persone coinvolte in questi eventi. Persone che alla fine, quando abbiamo in qualche modo richiesto un parere dicendo “cosa ne pensate?” hanno risposto: “Questa è la miglior conferenza alla quale abbia mai partecipato.”
Penso che uno dei motivi stia nel fatto che avevano la possibilità di fare domande, potevano contestualizzare: potevano adattarlo alla propria esperienza.
Se mi viene chiesto qual è il futuro delle conferenze io devo dire che noi manteniamo ancora un po’ di contatto umano. Incontrandoti qui, a Roma, la vista, i suoni, gli odori, il cibo, non c’è modo in una conferenza online di replicare queste cose, giusto? Ma c’è un modo per amplificarle. E il fatto stesso che io ho potuto incontrarmi con te qui è dovuto semplicemente al fatto che ci siamo già incontrati in spazi virtuali.
Io penso che la dimensione fisica e quella online siano sul punto di mescolarsi, così tu sarai ad una conferenza e io sarò… Diciamo che tu entri e utilizzi la rete di relazioni che hai. Questo dovrebbe essere in grado di metterti in contatto con persone che hanno interessi simili ai tuoi.
Se sanno che tu ti occupi di nuove tecnologie, di pedagogia, dovrebbe poterti segnalare le persone che dovresti incontrare all’evento. Questa è una funzionalità di livello molto basso. Ogni buon servizio di social networking lo fa già. Ma noi non lo usiamo ancora per le conferenze.
Abbiamo svolto una piccola parte del lavoro all’AACE. Abbiamo organizzato una conferenza quest’anno, una conferenza online su come migliorare le conferenze. L’abbiamo chiamata “Spaces of Interactions” e siamo riusciti ad avere persone come Teemu Arina e altri come lui che veramente si spingono oltre i limiti per presentare e parlare su come noi dovremmo portare avanti le conferenze.
Io presumo che probabilmente il miglior modo per descrivere “ciò a cui le conferenze assomiglieranno in futuro” consisterà molto di più in una creazione mia e tua, in qualità di partecipanti, piuttosto che nella creazione di qualcuno che poi ci dirà come utilizzarla. Penso che saremo noi stessi a crearcela.
- Il Futuro Delle Conferenze Secondo Robin Good
Durata: 1′ 55”
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